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San Marco Argentano - Polis

 

 

 

19 giugno 2013

«Cazzate!»

Non è una nostra espressione abituale,

ma un riferimento testuale.

 

Qualcuno ha licenziato come “cazzate” le cose che  Cittadinanza Critica scrive nei manifesti che periodicamente distribuisce in città. Allora, ci siamo interrogati sulle cose prodotte in questi anni, cercando di capire quali, tra  esse, potessero essere definite con il termine espresso nel titolo, che sarà certamente in linea, per eleganza e per finezza, al soggetto che l’avrà pronunciato.

Dopo una accurata ricognizione delle cose dette e scritte, al di là della satira feroce nei confronti del sindaco Termine e delle denuncie sui fondi regionali, i manifestini si permettevano di suggerire, con insistenza reiterata, che gli uomini chiamati a far parte delle prossime liste per il rinnovo dell’amministrazione locale, fossero valutati, con accuratezza e pignoleria, nelle loro caratteristiche sociali, civili, professionali ed umane, al fine di evitare che si commettessero gli errori di valutazione che, fino ad ora, ci hanno condotto al punto di degrado nel quale ci troviamo oggi.

Non sembra che in questo concetto, dalla ovvietà evidente ed assoluta, ci fossero delle “cazzate”, a meno che, nell’intimo del nostro ingenuo denigratore degli ultimi giorni non ci fosse un retropensiero piuttosto datato o un  segreto desiderio di infoltire qualche lista elettorale riconoscendo egli stesso di non possedere le caratteristiche oggettive delle quali noi andiamo parlando e scrivendo da più tempo.

A questo punto, il nostro amico non è tenuto a condividere le cose che diciamo. Può benissimo ignorarle senza produrre in noi alcuna sofferenza. Saremmo curiosi di sapere, però, qual è l’argomento che lo disurba fino a questo punto. Il fatto che desideriamo amministratori onesti? Che li vorremmo un po’ più saggi? Un po’ più seri? Che siano gli autentici rappresentanti della storia della nostra città e che la vivano quotidianamente nelle sue problematiche più serie ed importanti? Che abbiano intorno a sé un apparato umano irreprensibile sotto tutti i punti di vista? Che siano quanto più è possibile utili alla gente e, quindi, da essa benvoluti e stimati senza riserve? Che esercitino con correttezza la loro professione? Che non abbiano scheletri nell’armadio? Che “respirino” profondamente la città facendone lo scopo delle proprie azioni?

Queste ed altre cose simili dice Cittadinanza Critica ed invita alla rettitudine, all’onestà intellettuale, al recupero del coraggio civico e civile. È questo il coraggio, che induce il cittadino a dire chiaramente in faccia al potenziale candidato «non ti voto perché non mi convinci!». Tutto ciò fa paura a chi non ha le carte in regola. È il coraggio della gente che fa perdere sicumera a chi si ritiene superiore denza averne il diritto. È questo che manda in panico chi pensasse di disegnare il proprio futuro “politico” sull’improvvisazione di se stesso dall’oggi al domani.

Don Andrea Gallo, un prete (ribadisco, un prete), non chiedeva alle persone se fossero credenti. Molto più profondamente, domandava: «Siete credibili?» Se ognuno ponesse questa domanda a se stesso, avremmo molti inadeguati in meno tra gli aspiranti amministratori.

Senza rancore,

Luigi Parrillo